martedì 3 luglio 2018

#11 Kill Her: l'uomo che si credeva Dio

L'entusiasmo che colse Charles non si trasmise alla sua collega, dopo il termine di entrambe le telefonate. Mentre il primo sembrava finalmente fuoriuscito da un tunnel buio, felice e allegro per aver ricevuto una possibilità di riscossa in quella merdosa situazione in cui erano stati riversati, Selene sembrava esserci affondata ancora di più. Non parlava, non commentava e fissava il vuoto come se l'informazione ricevuta fosse peggiore di quanto si aspettasse inizialmente.
"Cosa c'è, Selene? Tutto okay? Perché non dici nulla? Chi era questo Gustav Lebron?".
La donna trasse un respiro profondissimo inalandolo da naso, chiuse gli occhi per alcuni secondi e si voltò verso il collega con un viso totalmente inespressivo, sintomo che il panico non gli fosse minimamente passato.
"Gustav Lebron è un uomo con cui ho avuto a che fare un paio d'anni fa".
"Ottimo!", strillò Charles interrompendola, come se questa fosse un'ottima notizia. "Potrebbe essere la ragione per cui sei tu la costante degli omicidi".
La donna alzò gli occhi al cielo annoiata, sospirò di nuovo e chiuse le palpebre prima di ricominciare a parlare.
"Gustav Lebron era un uomo sospettato di associazione a delinquere, le cui diramazioni di illegalità sfociavano nel traffico di droga, nel traffico di esseri umani e nei sequestri di persona. Quando mi fu affidato il caso, mi fu proprio presentato come un boss mafioso da intercettare in qualche modo e da mettere a tacere dietro le sbarre. Più indagavo però sulla sua persona cercando di beccarlo e più mi accorgevo che quelle informazioni datemi erano semplicemente degli specchietti per le allodole. Non trafficava la droga, non trafficava gli esseri umani e non li sequestrava. Quello che faceva Gustav era procurarsi degli allucinogeni per le persone che si recavano volontariamente da lui e la gente che sequestrava erano semplicemente degli oggetti viventi che usava per sacrifici e per sollazzi sessuali. Gustav non era un capo della malavita organizzata, Gustav era il capo di una setta religiosa estremista e poco ortodossa".
Charles la guardò stranito e affascinato da quella storia, come se fosse il racconto di un veterano pronto a condividerlo con le nuove leve. A Selene invece parlarne recava dolore, internamente sembrava consapevole che aver capito questa cosa non avrebbe risolto in alcun modo la questione.
"Come è andata a finire?", incalzò l'uomo.
"Lo beccai grazie ad una soffiata anonima, ma, quando mi recai in uno dei ritrovi della setta, c'era lui da solo ad aspettarmi. Mi disse che arrestarlo non sarebbe servito a niente e che un giorno si sarebbe vendicato di me in qualche modo, perché lui era Dio e la gente che credeva in lui lo sapeva. Eravamo in una trentina quando giungemmo sul posto, infatti non oppose neanche resistenza e lo sbattemmo al fresco".
"E perché non hai pensato subito che ci fosse lui dietro a tutto questo? Anche se si trova in galera, la sua gente è fuori...".
"Non ci ho pensato subito, perché dopo pochi mesi di carcere lo uccisero durante una zuffa...".
"Ah... e allora perché sei così preoccupata invece di festeggiare la nascita di queste due piste?".
"Beh, perché in carcere, a causa del diabete, dovettero amputargli una gamba, la stessa che quello zombie non ha...".

lunedì 2 luglio 2018

#10 Kill Her: panico

Se avessero dovuto descrivere la sensazione che li permeò non appena finirono di vedere il video insieme, la parola panico sarebbe stata la migliore descrizione possibile e comunicabile. Il video era chiaro, distinto e ripreso da buona angolazione, difatti si poteva osservare  l'intero ambiente e l'intero avvenimento senza alcun ostacolo.
Selene che pasticciava con il cellulare in cerca di mettersi in contatto con Charles, le 12 vittime scoperte e messe in bella mostra all'interno dell'obitorio e lo zombie che fuoriusciva dal proprio lenzuolo e gattonava via con una sola gamba, ma più rapido di una locusta.
I due detective erano impalliditi dopo aver riavvolto il nastro per più di 5 o 6 volte ed averlo fissato e riguardato sempre più inorriditi, sgomenti e terrorizzati. Non riuscivano a smettere di riavviarlo e non riuscivano a credere a quello che i loro occhi osservavano. Se fosse emersa una persona normalissima da sopra quella barella, tutto sarebbe stato consueto e plausibile, visto che avrebbe potuto trattarsi di uno dei componenti della setta intento a pedinare e origliare i movimenti e i pensieri di Selene. Ma quello che si vedeva fuoriuscire da quel tessuto bianco immacolato, non era un essere umano. O meglio, non era un essere umano vivente. Quell'uomo con tre arti era livido, cascante e macilento. La sua pelle oscillava dal verde al violaceo con macchie scure e buchi neri, oltre che determinati punti scoperti in grado di mostrare le proprie ossa bronzee e giallognole. Quello era uno zombie, non c'era alcun dubbio.
"Non può essere, Selene", commentò Charles dopo moltissimo tempo, ma non prima di aver spento il computer.
"Lo so che non può essere, ma che altra spiegazione possiamo darne? Non mi sembra un uomo vestito da zombie, sarebbe un trucco da oscar. Sembra tremendamente reale... e forse è così perché appunto lo è...".
"E quindi mi stai dicendo che è cominciata l'apocalisse zombie su cui tutto l'internet ormai scherza? Stanotte inizia The Walking Dead Live?".
"Non essere sciocco! Non credo che quel coso si sia ripreso per andare nel mondo a mangiare cervelli, io penso piuttosto che si trovava lì per pedinare me".
"Dici che si tratta di uno della setta?".
"Potrebbe essere, no?", ovviò la donna, portandosi una mano alle labbra per cercare di riflettere.
Il panico comunque li attanagliava dall'interno, sebbene entrambi cercassero di non dimostrarlo. Nessuno dei due riusciva a mandare giù che quello fosse un morto vivente.
"Cosa pensi?".
"Penso che se si fosse visto il volto, avremmo avuto un'ulteriore pista da poter seguire", dichiarò stizzita, ricordando quelle immagini in cui era comunque visibile solo la nuca dello zombie.
"Sì, ma almeno adesso potremmo comunque avere due piste. L'identikit ci potrà aiutare a capire chi è uno dei membri della setta, mentre il dna potrebbe dirci qualcosa sul morto utilizzato, che magari era un ex membro o un ex capo".
Fu proprio nel momento in cui la donna annuì che entrambi i telefoni dei due detective suonarono. Da un lato era la scientifica con i risultati del dna, dall'altro era la sezione di archivi e prove a cui era stato affidato l'identikit.
Risposero entrambi allo stesso momento.
"Pronto?".
Le due piste divennero realtà subito dopo quella parola. Adesso conoscevano i nomi di Isaac Lebron e di suo zio Gustav.

venerdì 29 giugno 2018

#9 Kill Her: riprendere uno zombie

Devi venire subito in centrale, devo farti vedere una ripresa di alcune telecamere di sicurezza. Non crederai ai tuoi occhi.
Questo era stato il messaggio notturno che Charles aveva inviato a Selene, prima che lei provasse a chiudere occhio. Quella storia della setta assassina stava peggiorando sempre di più e nonostante facessero dei passi avanti nelle indagini, la parola fine pareva essere sempre più distante dalla realizzazione. Per questo si era rivestita, aveva preso la macchina e si era precipitata al dipartimento sebbene stesse piovendo. Se Charles aveva qualcosa tra le mani, era meglio aggiungerla al proprio bagaglio di idee in maniera rapida, visto che altro tempo sprecato avrebbe significato altri 12 morti sul groppone. E adesso eravamo già a 36.
Mentre parcheggiava l'automobile e apriva l'ombrello per non bagnarsi, Selene rifletteva sui modus operandi utilizzati fino adesso dai killer, per cercare di capire se per caso le fosse sfuggito qualcosa. A volte più si riflette su un omicidio cercando di interpretarlo e più passano inosservati i collegamenti più evidenti. Questa era la ragione per cui lei affrontava le indagini a mente libera e lentamente, perché in questo modo si poteva essere paradossalmente più veloci.
L'ascensore era già al pian terreno, per cui si infilò rapidamente prima che accorresse qualcuno e premette il bottone per raggiungere il proprio piano. Si sentiva affaticata, ma forse era solo il pensiero dei morti che le ottenebrava il cervello.
In effetti la situazione non era delle migliori. 12 persone erano morte tramite l'utilizzo di utensili casalinghi, altre 12 erano state ammazzate a colpi di giavellotti e altre 12 ancora erano state massacrate con i resti umani e ossei di un uomo defunto da circa un anno, di cui la scientifica stava ancora cercando di scoprire l'identità. Quello di cui si era certi era il fatto che gli ultimi omicidi fossero stati perpetrati tutti con pezzi di carne e ossa appartenenti alla stessa persona, più ovviamente la palese burla che la setta metteva su, cambiando i propri metodi d'azione per depistare, ma lasciando che Selene fosse una costante, sebbene nell'ultimo genocidio non ci fossero riferimenti di sorta.
Quando le porte dell'ascensore si aprirono, Charles era appoggiato a ridosso di un archivio, aspettando impaziente che lei giungesse. Si salutarono e lui rise per il fatto che fosse completamente zuppa nonostante l'utilizzo dell'ombrello. Lei lo mandò a fanculo e gli chiese di farle strada verso questa importante ripresa di sorveglianza.
"Cosa dovrei vedere?", disse accomodandosi sulla poltrona dell'ufficio del suo collega.
"Ti ricordi che mi hai telefonato quando hai scoperto i riferimenti ai 7 peccati capitali?".
"Sì".
"Mi hai detto di aver preso uno spavento perché un martello per le ossa è cascato all'improvviso".
"E quindi?".
"Beh, sono andato a vedere le registrazioni per vedere se si fosse registrata la presenza di un fantasma. Vendendo un video del genere, si potrebbero fare molti soldi", commentò sprezzante e sorridente.
"Ti ricordo che sei un poliziotto", replicò annoiata la donna.
"Sto scherzando. Sono andato a vedere giusto per capire come fosse accaduta una cosa simile e quello che ho visto è stato più spettrale di quanto mi aspettassi".
E poi, senza spiegare nulla alla donna, Charles fece partire il video. La telecamera che riprendeva a colori l'interno dell'obitorio mostrava Selene di spalle, la quale fissava tutti i corpi dinanzi a sé. In un angolo c'era uno di quei cadaveri che non appartenevano all'indagine. Come già previsto dalla donna, uno di quei morti lì aveva sussultato a causa del rigor mortis e l'attrezzo d'acciaio era caduto al suolo.
Il problema era un altro però. Quando la donna si era voltata afferrando il proprio cellulare per chiamare Charles, era accaduta un'altra cosa ancora più inspiegabile.
Il lenzuolo era stato spostato e il cadavere decomposto, livido e privo di una gamba era sceso al suolo ed era gattonato via ad una velocità impressionante, senza che Selene fosse riuscito a vederlo.
I due si fissarono. Lei inorridita, lui sorridente.
I due detective avevano tra le mani la ripresa di uno zombie.
Adesso sì che la situazione peggiorava.

mercoledì 27 giugno 2018

#8 Kill Her: il giovane testimone


Il bambino venne fatto entrare all'interno della sala per gli interrogatori, quando ormai Selene e Charles lo attendevano impazienti. La setta aveva colpito ancora, facendo fuori altre 12 persone, ma questa volta la prima segnalazione era giunta da un ragazzo di appena 11 anni, che, nascosto in un cespuglio, aveva visto l'intera scena. Nonostante avesse assistito ad un'omicidio più che atroce, non appena si era sentito quantomeno al sicuro, aveva preso il proprio cellulare e aveva chiamato la polizia, aspettando che giungessero in un luogo distante circa 100 metri dal punto di esecuzione.
"Ciao", disse tranquillamente e calorosamente Selene, quando il ragazzino dai capelli neri alto circa un metro e mezzo varcò la soglia. I due investigatori infatti si alzarono in piedi e gli strinsero la mano presentandosi e offrendogli una coca. Che il giovane testimone si sentisse a proprio agio era di vitale importanza. Esattamente come dovevano esserlo i genitori che osservavano guardinghi al di là dello specchio, pronti ad intervenire ed interrompere l'interrogatorio sul minore nel momento in cui avrebbero ritenuto opportuno. A volte gli adulti possono essere più che petulanti, considerano i ragazzini nient'altro che esseri incapaci e poco senzienti, quando in realtà sono proprio questi ultimi ad avere il cervello più sviluppato e la morale più ferrea. Gli scrupoli di un ragazzino non sono minimamente quelli di un adulto.
"Grazie", rispose il bambino dopo aver preso un sorso dalla lattina gelida.
"Ti va di raccontarci cosa è successo?", incalzò subito Charles, beccandosi un'occhiataccia dall'investigatrice capo. Solo stronzo riusciva ad essere quell'uomo.
"Certo, non c'è nessun problema", dichiarò sicuro di sé e poi cominciò a parlare fissandosi le mani, come se volesse evitare il contatto visivo con gli sguardi dei due poliziotti.
"Stavo tornando a casa dopo aver passato il pomeriggio a casa di un mio amico. Dovevo rientrare alle 8, ma si era fatto tardi giocando alla Playstation e quindi avevo avvisato mamma che sarei stato a casa non prima delle 8:45, il che significava comunque beccarsi una punizione perché noi ceniamo sempre alle 20:30 quando ritorna mio padre da lavoro. Camminavo lungo la via un po' spaventato e distratto dalla scusa che avrei dovuto inventare. Non mi andava di passare una settimana in punizione soltanto perché avevo fatto un po' tardi. Sono grande ormai, dovrei essere punito per cose peggiori che non faccio, tipo uscire con le ragazze o fare casino giù al torrente con alcuni teppisti che conosco grazie alla scuola".
Charles e Selene sorrisero nel sentire quelle parole e quelle spiegazioni, facendo un tuffo nel passato, un tuffo nei ricordi di quando anche loro avevano vissuto situazioni simili. C'era comunque da considerare il fatto che il ragazzino sapesse della presenza dei genitori e quindi pareva che dicesse quelle cose appunto per scampare la punizione. Il che faceva ancor di più sorridere i due detective.
"Mentre camminavo comunque, ho notato in lontananza la presenza di un uomo abbastanza inquietante, il quale reggeva un oggetto strano tra le mani. Si trattava di una gamba umana, un piede gonfio e scuro che risaliva a forma di osso fino al ginocchio, che però mancava. Era una riproduzione proprio fatta bene, una di quelle alla The Walking Dead, anche se da lontano non potevo vedere molto bene, perché i lampioni non illuminano in modo perfetto quella strada. La prima cosa che ho pensato è che fosse un prank", spiegò con lentezza, sempre fissandosi le mani e fermandosi solamente per fare un altro sorso di coca.
"Un prank?", domandarono in coro i due investigatori.
"Sì, un prank, uno di quei scherzi o candid camera che girano su Facebook e che fanno spaventare gente a caso. A volte fanno finta di essere fantasmi, altre volte pagliacci assassini e alcune volte anche zombie. La gente se la fa sotto dalla paura. Ho pensato che fosse un prank, quindi mi sono nascosto dietro al primo cespuglio e sono rimasto a vedere per farmi due risate. Penso che siano passati alcuni minuti, prima che qualcuno percorresse la via, minuti in cui quell'uomo era stato immobile lungo quella strada, dove oltre a me non c'era proprio nessuno".
"E cosa è successo quando quest'uomo è passato e quello della gamba lo ha visto?".
"Inizialmente niente, perché quest'uomo dopo aver superato il mio cespuglio ed essersi indirizzato verso quello con la gamba, si è fermato per entrare in casa propria, quindi non ha calcolato minimamente quel tizio inquietante. La sua villetta si trovava proprio a mezza strada tra dove mi trovavo io e dove si trovava l'uomo con la gamba. Però quando lo sconosciuto ha cominciato a percorrere il vialetto, l'uomo del prank si è cominciato a muovere nella sua direzione con lentezza, per poi mettersi a correre quando ormai aveva le chiavi e stava vicino alla porta".
"E a quel punto?", incalzò nuovamente in maniera opportuna Charles, beccandosi un'ulteriore occhiataccia da parte di Selene.
"A quel punto l'uomo si è girato e quello inquietante lo ha colpito forte sulla testa con la gamba, per poi accanirsi su di lui a terra e riempirlo di mazzate con quel modellino. Non so come ho fatto a non urlare, ma ho capito subito che non si trattava di un prank, perché è cominciato a schizzare sangue ovunque. Lo stava uccidendo" e poi il ragazzino si portò le mani alla testa, cercando di non lasciarsi traumatizzare da quella scena che gli avevano fatto forzatamente ricordare.
"Non ti preoccupare", asserì Selene, allungandosi sul tavolo per accarezzargli i capelli. "Hai fatto bene a chiamare la polizia e adesso arresteremo presto quell'uomo. Vai a casa, che oggi è stata una giornata lunga per te".
Il ragazzino si alzò e fece per uscire, dove ad attenderlo ci sarebbero stati i suoi genitori più che preoccupati.
12 uomini erano stati uccisi quella sera e tutti erano stati percossi a morte da armi contundenti organiche, probabilmente ossa o parti di corpi umani in decomposizione. Quello che aveva descritto il bambino era un vero piede umano e non una riproduzione. Non erano state rinvenute le armi del delitto, ovviamente, ma forse la scientifica avrebbe potuto risalire al dna del corpo o dei corpi utilizzati per uccidere. A breve sarebbero finite le analisi.
Ma proprio quando il ragazzo stava per varcare la porta, avvenne una cosa che nessuno si aspettava, un avvenimento che avrebbe segnato tantissimo le indagini da lì a quel momento.
"Se volete, potrei farvi un identikit di quell'uomo. Quando si è avvicinato, l'ho guardato in faccia più o meno".
Charles e Selene sorrisero di nuovo, ma questa volta perché a breve avrebbero saputo i tratti facciali di Isaac, il capo della pseudo-setta. 

martedì 26 giugno 2018

#7 Kill Her: un morto da vendicare

Isaac aprì il frigorifero di casa propria e prelevò senza alcun rimorso la bottiglia di JD che aveva comprato la settimana precedente. Controllò se nel freezer ci fossero dei cubetti di ghiaccio e poi si diresse verso la cucina in cerca di un bicchiere pulito.
Con tutto l'occorrente tra le proprie mani e con la casa completamente al buio, salì sulla propria terrazza e si accomodò sull'unica sdraio presente che mai rimuoveva da quel luogo così privato per lui. Sulla sua testa si stagliavano centinaia di migliaia di stelle, quasi tutte offuscate dall'inquinamento luminoso della città. Lui sapeva che si trovavano lì, quindi si distese e si mise a fissare quelle poche che da lassù erano ancora visibili.
Stappò la bottiglia di JD e bevve direttamente da essa, facendo una lunga sorsata infuocata e pesante. Non era stato facile uccidere la donna che aveva finto di amare per oltre 6 mesi. Uccidere sconosciuti era un conto, uccidere qualcuno che col tempo hai cominciato a conoscere, frequentare e scopare era un altro. Andava fatto però, su questo non c'era alcun dubbio.
"Non me ne offri un po'", disse improvvisamente una voce al suo fianco, una voce a lui molto familiare.
"Certo, zio", replicò, mettendosi in posizione eretta e versando il liquido bruno all'interno del bicchiere che aveva portato con sé e che non aveva utilizzato. Quella mano lercia e putrefatta lo stava stringendo con avidità e desiderio, sporcando di liquami mortiferi e organici l'intera superficie di vetro.
"Sapevi che sarei venuto qui prima che scadesse il tempo, vero?".
"Ovvio, questa era casa tua e su questo terrazzo hai portato soltanto me durante tutte quelle notti passate a studiare ed imparare dal cielo stesso".
Fecero un cin-cin silenzioso e poi bevvero entrambi due abbondanti sorsi di whiskey. Nessuno dei due tossì, ma entrambi parvero tremare.
Isaac si voltò per osservare quel suo parente morto ormai da quasi un anno. La pelle grigiastra, gli occhi vacui, i muscoli cascanti, la gamba mozzata e quelle ossa scoperte non riuscivano a celare l'essenza e la presenza riconoscibile dell'uomo che era stato. Quello era suo zio e, anche se era ormai trapassato, era lì con lui a bere JD.
"Piangi per me o piangi per lei?", chiese il deceduto, facendosi versare altro liquido infuocato.
"Non lo so, ma credo per entrambi", replicò Isaac pulendosi gli occhi da quelle inaspettate lacrime.
"Non ti preoccupare, vendicherai la mia morte nel migliore dei modi e la farai pagare a quella poliziotta dei miei stivali. Le farai vedere qual è il vero potere e le farai conoscere il vero dolore. Il rituale è andato bene, io sono tornato in vita per 24 ore, ho fatto ciò che dovevo e ora sono qui per lasciarti il materiale necessario a continuare l'opera che insieme avevamo progettato. Bevi, non c'è nulla di cui preoccuparsi".
Isaac fece un'altra lunga sorsata dalla propria bottiglia, ma questa volta cominciò a tossire e la testa iniziò a girargli per l'apparizione di una vampata di calore improvvisa.
Suo zio rise e gli indicò una stella luminosa nel cielo. Era quella di cui avevano parlato la prima volta che insieme erano stati su quel terrazzo una miriade di anni prima. La prima volta che avevano parlato del vero Dio.
"Cosa mi dici di Selene?".
"Sta cercando di capire i vostri omicidi, ma per adesso è ancora incagliata sui vostri modus operandi. Ha capito che state giocando con lei, facendo questi cambiamenti, ma non riesce ad afferrarne il motivo. Ancora nessun collegamento le è balzato tra le idee..." e poi una folata di vento fece cadere il bicchiere tra le dita di suo zio, il quale si infranse al suolo ancora pieno.
Le 24 ore erano finite, il tempo era scaduto. Era giunto il momento di tornare nel regno dei morti.
Isaac fissò le ossa e i pezzi di carne che crollando a terra si erano ammonticchiati. D'istinto fece un'altra sorsata prima di scoppiare di nuovo a piangere e a tossire.
Una nuova fase del piano stava per cominciare e suo zio gli aveva consegnato il materiale necessario per compierla.

lunedì 25 giugno 2018

#6 Kill Her: anche i 7 peccati capitali?

Nonostante avesse già visto i corpi direttamente sul luogo degli omicidi, Selene decise di volerli esaminare ancora una volta all'interno dell'obitorio. In questo frangente però chiese di poterli osservare in completa solitudine, perché il silenzio avrebbe potuto aiutarla a trovare dei collegamenti e delle piste che magari di prima impressione erano sfuggite all'attenzione di tutti gli investigatori coinvolti.
In effetti i primi omicidi erano stati eseguiti con armi del delitto diverse e con dettagli particolari, i quali sembravano rimandare ai simboli dello zodiaco, mentre i 12 successivi presentavano ferite pressoché identiche sebbene in punti diversi dei vari corpi. Non c'erano rimandi allo zodiaco e non c'erano messaggi o simboli particolari. Eppure Selene era certa che fossero ovviamente gli stessi esecutori, ma a quanto pareva avevano cambiato il modus operandi. Ma perché? Come mai questo stravolgimento nelle esecuzioni? Perché era il nome di Selene l'unica costante che permeava questi delitti?
Erano queste domande che l'avevano spinta ad esaminare di nuovo i cadaveri ed era la voglia di risposte che l'aveva spinta a voler fare questa analisi in completa solitudine.
Selene entrò nell'obitorio nell'orario preciso in cui aveva concordato la visita con il medico legale, il quale uscì subito dalla stanza, non appena lei vi mise piede.
In quel normalissimo obitorio, fatto di carrelli di ferro, puzza di morte, mattonelle lucide e portelloni di metallo grigio, Selene fissò le dodici barelle su cui erano adagiati i corpi ancora freschi, coperti da lenzuola bianche. Il silenzio si faceva sentire tanto quanto l'ansia di essere sola in un luogo quantomeno macabro. Le luci al neon bianche rivelavano comunque la presenza di altri cadaveri in quella ampia sala della morte, ma a lei non interessava.
La prima cosa che fece fu quella di scoprire tutte quante le vittime, così da poterle osservare insieme senza alcun impedimento visivo. 12 uomini, 12 persone dall'età compresa tra i 30 e i 40 anni erano distesi e lividi con ferite che li avevano uccisi apparentemente senza alcuna ragione. Tutte le vittime che finora erano state mietute, non avevano infatti alcun tipo di legame con lei o con gli ipotetici assassini. Erano persone comuni, gente scelta a caso. Qual era la ragione di tutta questa violenza inaudita?
Due di essi, ovvero quelli morti nel terreno di gioco, erano stati infilzati al collo. All'interno delle docce invece le altre vittime avevano subito una morte simile a due a due, fino ad arrivare agli ultimi due cadaveri che avevano una ferita mortale individuale.
Due erano stati infilzati alla base delle mani e dei piedi.
Due erano stati infilzati al fegato.
Altri due invece presentavano una perforazione alla base dei genitali.
Altri due ancora avevano dei buchi profondi all'altezza delle anche.
Il penultimo era stato perforato al cuore.
E l'ultimo al cervello all'altezza della tempia sinistra.
Il coroner supponeva che le armi del delitto fossero giavellotti.
Collo, arti, fegato, genitali, anche, cuore e cervello. A conti fatti erano 7 le diverse tipologie di omicidio. Stessa arma del delitto, ma sette metodi diversi messi a segno su 12 persone.
"I 7 peccati capitali", bofonchiò improvvisamente Selene, guardando tutti i cadaveri contemporaneamente mentre il silenzio l'aiutava a creare collegamenti e spiegazioni.
Un martelletto per spaccare le ossa cadde subito dopo la sua asserzione e lei si voltò di scatto spaventata a morte. L'utensile si trovava ai piedi di una delle barelle coperte su cui era adagiato uno dei cadaveri che non concernevano la sua indagine. Forse il coroner lo aveva lasciato lì senza volerlo e il corpo, mosso dai nervi o dai gas interni, lo aveva fatto cadere. Perché si stava spaventando a morte?
"Il collo per Gola, gli arti per Accidia, il fegato per Ira, i genitali per Lussuria, le anche per Avarizia, il cuore per Invidia e il cervello per Superbia. Hanno emulato lo zodiaco e adesso emulano i 7 peccati capitali. Non c'è un senso nei loro modus operandi, stanno solo giocando a depistarci. Il movente è ancora nascosto e noi ancora dobbiamo capirlo...", disse a sé stessa, prima di prendere il proprio cellulare per chiamare il suo collega e avvisarlo della sua nuova scoperta.
Compose il numero e uscì dall'obitorio senza neanche ricoprire le vittime. Peccato che non si fosse accorta di una cosa. Il cadavere, che aveva fatto cadere il martelletto, non era più sotto il lenzuolo.

venerdì 22 giugno 2018

#5 Kill Her: la preghiera sacrificale

Le urla sono una di quelle possibilità possedute dall'essere umano in grado di aiutarlo a farsi sentire. Si urla quando si chiama qualcuno che si sta allontanando da noi, si urla quando qualcuno cerca di imporci il suo punto di vista, si urla quando ci si ribella, ma soprattutto si urla quando si ha paura o si sta per morire. Prima di cominciare a piangere infatti, ognuna delle vittime di tutti gli assassini del mondo avranno urlato in cerca di aiuto. Le grida non sono unicamente il simbolo della rabbia, ma anche quello della paura e dell'attaccamento alla vita. A volte si implora qualcuno strillando.
E fu questo quello che fece quella donna, quando improvvisamente rinvenne all'interno dell'androne della pseudo-setta ascetica. Era nuda, infreddolita e completamente sprovvista della consapevolezza di dove si trovasse. Attorno a lei però c'erano dodici uomini vestiti normalmente, ognuno dei quali aveva le mani conserte e bofonchiava delle parole in latino.
La donna cercò di guardarsi intorno, ma, essendo legata da corde di vimini strette e quasi taglienti, non riusciva neanche a girare per bene la testa a destra e a sinistra. Doveva trovarsi in quella posizione da moltissimo tempo, visto che aveva tutti gli arti indolenziti e il tavolo d'acciaio era caldo sotto la pelle della sua schiena e dei suoi glutei.
"Lasciatemi andare!", urlò mettendosi a piangere, implorando tutti i presenti di provare pietà per lei e risparmiarla.
"Non possiamo", rispose una voce a lei familiare, sbucando dall'alto della sua testa e mostrandosi per la prima volta dinanzi ai suoi occhi. Era il suo fidanzato.
"Isaac! Che cazzo stai facendo? Che cazzo sta succedendo? Che razza di psicotico scherzo è questo? Lasciami subito andare".
Ma Isaac, l'apparente capo della setta, rispose con un sorriso e le asciugò le lacrime prima di accarezzarle il volto. Stavano insieme da sei mesi, ma a quanto pareva era stato tutto uno stratagemma per arrivare senza intoppi a quel fatidico momento.
"Dio altri non è che l'essere umano", cominciò a dire l'uomo, ignorando le lamentele e le litanie della donna. "L'umanità stessa e il suo pensiero rappresentano l'onnipotenza divina e creatrice di questo mondo e di quelli possibili e futuri. La voce è l'espressione massima del pensiero e dell'uomo ed è tramite la voce che lo spirito si pronuncia e crea legami con i mondi ultraterreni che sempre l'umanità è in grado di plasmare".
Gli altri bofonchiavano silenziosamente, fissando rapaci le nudità della donna.
"Aiuto! Aiutatemi! Qualcuno mi aiuti!", gridò ancora la malcapitata, cercando di capire come fosse finita in quella macabra situazione. Il suo ragazzo era così dolce e romantico, possibile che facesse parte di una cosa simile? Non le aveva mai fatto nulla di male durante tutto quel tempo. Anzi l'aveva trascinata con sé in un amore così puro e casto. In sei mesi non avevano neanche mai fatto sesso.
"Le 24 vittime sono state uccise e il loro sangue ha ricoperto le nostre reliquie benedette. Il rituale è quindi quasi completo, ma, prima di poter eliminare le ultime e conclusive persone, dobbiamo sacrificare la vergine, per potenziare le nostre armi e i nostri animi con il sangue di chi non conosce il peccato carnale".
La donna sgranò gli occhi e per un attimo il suo essere cosciente tentennò, facendola quasi svenire. Aveva ascoltato alla perfezione le parole del suo uomo. Vergine, rituale, vittime... peccato carnale.
Isaac fece un passo indietro, allontanandosi dalla visuale della donna. Dalla cintola dei propri pantaloni cavò fuori un coltellaccio assai strano. Il manico era dorato e ricco di iscrizioni latine, la lama era apparentemente d'argento, ma aveva una forma sia sinusoidale che concava. Era la reliquia più importante della setta, un pugnale che si diceva essere appartenuto ad Abramo stesso, il pugnale con cui il patriarca avrebbe dovuto uccidere suo figlio Isacco.
La lama del coltello rilucé sotto i fievoli raggi che le candele rosse spandevano intorno e il riflesso fu osservato da tutti i presenti con avidità, quando la reliquia fu alzata al cielo da parte di Isaac.
Poi, con un solo colpo, un fendente diretto e violento, il capo degli accoliti pugnalò la donna senza pietà all'altezza dello sterno. Un urlo disumano si mescolò al rumore delle ossa che si spezzavano e a quello del sangue che cominciava a sgorgare copioso.
Un vento sorto dal nulla spense le candele, ma nessuno smise di recitare quelle sconosciute parole latine.
La donna cercò di gorgogliare qualcosa, ma le forze in quel buio siderale la stavano abbandonando. Dal cielo tutte le croci e tutti gli scheletri attaccati al soffitto si staccarono cadendo violentemente sugli accoliti.
Solo una croce non si mosse di un millimetro dalla propria posizione ed era quella su cui era legato il più recente dei morti, quello in stato di putrefazione deceduto da meno di un anno.
I dodici si alzarono da terra indolenziti, rimossero le croci ed accesero di nuovo le candele.
Sulla croce rimasta fissa nel cielo non c'era più il cadavere putrefatto.
Il rituale era compiuto.