mercoledì 25 aprile 2018

#50 Haters: lasciami respirare

Dietro un cespuglio neanche troppo spesso, Carmine era curvo a ridosso della sua vittima dai capelli biondi. L'uomo le aveva tolto tutti i vestiti e la sentiva rantolare, mentre dalla pugnalata che le aveva dato alla schiena fuoriusciva uno spropositato quantitativo di sangue.
"Nessuno può sentirti qui e nessuno può vederti. La strada è buia e nessuno passa né in auto né a piedi", le spiegò iracondo e schizzato l'uomo, mentre con il piede le stuzzicava la ferita dove era ancora piantato il punteruolo da ghiaccio. Poi però, lentamente, glielo rimosse.
"Perché mi stai facendo tutto questo?", chiese la donna, mormorando con un filo di voce appena percettibile.
"Ti sei mai chiesta cosa pensano gli altri di te?".
Una seconda pugnalata.
"Ti sei mai chiesta chi potrebbe invidiarti per tutto quello che hai e che fai?".
Una terza pugnalata.
"Ti sei mai chiesta chi intorno a te è geloso di quello che sei?".
Una quarta pugnalata.
"Sei sui social network tutto il tempo a tirartela e a cercare di apparire bella, denigrando dei possibili giudizi che ti girano negativamente intorno, quando in realtà a nessuno frega un cazzo di te".
Una quinta pugnalata.
"Non sei al centro dell'attenzione di nessuno. Sei una persona normale e a nessuno importa niente di ciò che fai, ciò che sei e ciò che hai. Non hai nessuna ragione per sentirti superiore e per sentirti osservata e invidiata da persone ipoteticamente gelose. Non sei nessuno e dovresti smetterla di comportarti come se non lo fossi! Lascia respirare chi ti è intorno e smettila una buona volta di opprimerli con questa tua presunta presunzione!".
Una sesta pugnalata.
La donna era già morta da un bel pezzo, quando Carmine estrasse l'ultima volta il punteruolo del ghiaccio dalla sua schiena. L'aveva colpita per ben sei volte, tutte in un punto diverso ma tutte in un punto premeditato. Aveva scoccato sei fendenti, tre per ogni lato della schiena diviso dalla spina dorsale, e tutti rigorosamente tra due costole, così da perforare i suoi polmoni.
Quella ragazza era una feccia umana del web e opprimeva la gente con il suo comportamento da finta diva. Opprimeva gli altri con la sua aria arrogante, fingendo di essere al centro dell'attenzione di tutto il circondario. Ecco perché le aveva bucato i polmoni, lo aveva fatto per lasciare che i suoi conoscenti potessero finalmente respirare senza di lei.

martedì 24 aprile 2018

#49 Haters: la pugnalata

Fare previsioni e capire in anticipo le cose come andranno, soprattutto quando queste ultime comprendono la presenza delle azioni degli esseri umani, non è così semplice come io solitamente lo faccio apparire. Ovviamente non tutti sanno che è così e il primo a non saperlo è proprio Carmine, che, sebbene fosse un hacker ed un uomo quantomeno meticoloso, non era propriamente in grado di agire nello stesso modo in cui io mi destreggio usualmente. Carmine prenotò la propria seduta di manicure e pedicure nel centro estetico dove lavorava la sua vittima designata. Prenotò quei due tipi di trattamenti sia perché gli uomini comunemente fanno questo sia perché era proprio quella donna dai capelli biondi a realizzarle. Si presentò vestito normalmente e portò con sé la ventiquattro ore contenente i sei punteruoli da ghiaccio.
Io so nella sua mente cosa fluttuava, per questo posso affermare che niente andò secondo i suoi piani.
Arrivò in perfetto orario e dopo cinque minuti gli fu chiesto di accomodarsi su una delle poltrone libere. La feccia che doveva eliminare lo raggiunse dopo circa cinque minuti, portando con sé tutto l'occorrente. Dopo il semplice saluto che solitamente si rivolge ad un cliente come un altro, la donna si mise all'opera silenziosamente e con professionalità.
Dal punto in cui si trovava, Carmine fissava la donna con interesse e desiderio. Non era prettamente bella, ma non la si poteva considerare del tutto brutta. La guardia di sicurezza da questo punto di vista era indifferente alla cosa, viste la sua bisessualità e la sua inconciliabile necrofilia.
Si mise comunque a guardarla.
Con decisione e passione, lasciava che i propri occhi sfiorassero quella chioma racchiusa in una floscia coda di cavallo, sperando che ad un certo punto lei alzasse gli occhi e ricambiasse lo sguardo.
Carmine aveva intenzione di sedurla allo stesso modo in cui aveva fatto con il manager del ristorante che aveva ammazzato.
Durante quella scarsa oretta però, la donna non ricambiò nessuno dei suoi flirt. Quando ricambiava lo sguardo dell'uomo, abbassava rapidamente la propria vista. E quando l'uomo cercava di instaurare una conversazione, lei troncava subito il tutto con risposte monosillabi e inconcludenti.
Quella donna non era fidanzata, quindi perché non cadeva nella sua trappola seduttiva?
Carmine non riusciva ad accettare il fatto che potesse non piacerle. Anzi, Carmine non aveva minimamente preso in considerazione quella possibilità.
La seduta di manicure e pedicure andò avanti in questo modo, tra sguardi lasciati in sospeso e chiacchiere che venivano troncate. E io so per certo che dentro di lui stava montando la rabbia, e questo perché il suo piano stava andando letteralmente in fumo.
La guardia di sicurezza pagò e la donna non lo salutò nemmeno. Carmine si ritrovò in strada da solo, con le unghie fatte... ma senza alcuna vittima.
Dalla telecamera stradale posizionata lungo la via del centro estetico, potei osservare il mio hater salire in auto e chiudervici dentro senza alcuna intenzione di uscire.
Stette lì moltissime ore, in attesa e in silenzio, finché non calò la notte e il locale non chiuse come ogni giorno.
Tutti i dipendenti si salutarono e la donna si incamminò da sola lungo una via non proprio trafficata.
Carmine scese dal proprio veicolo senza la sua valigetta e cominciò a seguire la donna in maniera disinvolta.
Potevo vedere la rabbia che aveva dentro sin dalla sua informe ombra.
La raggiunse e la pugnalò alla schiena con uno dei punteruoli, trascinandola poi dietro un cespuglio.
La donna non ebbe il tempo né di ribellarsi né di urlare. Cadde semplicemente a terra in una pozza di sangue, prima di essere portata via.
La guardia di sicurezza non se n'era accorta, ma quella pugnalata era come se l'avesse data a sé stesso.

lunedì 23 aprile 2018

#48 Haters: il giorno in cui mi arrabbiai

Finora avete assistito unicamente alla mia totale e completa calma in ogni situazione. Sono un maniaco del controllo e lo riconosco a pieno, visto che esso è talmente radicato dentro di me che mi consente sia di controllare i movimenti e le azioni intorno a me, sia di manipolare l'andamento della tecnologia che i pensieri e gli stati d'animo degli esseri umani. Tutto va sempre secondo i miei piani che le mie previsioni. Sempre. Sempre. E ripeto sempre.
Il giorno però in cui Carmine decise di uccidere la donna bionda che lui incolpava di essere una feccia del web, poiché si comportava come una persona di cui la gente è gelosa, fu lo stesso giorno in cui per la prima volta mi arrabbiai.
Quando si dice che le emozioni cambiano le persone e le portano ad agire in maniera diversa dalla normalità, ci si riferisce sempre e solo alle sensazioni negative. Questa è una di quelle frasi che non può che essere vera. Anche perché le persone che stanno bene, le persone che sono felici o le persone che provano appagamento per qualsiasi cosa, sono persone che si comportano semplicemente come sé stesse.
Sono le emozioni negative che ti cambiano e ti fanno agire come non avresti mai immaginato, sono le emozioni negative che prendono il possesso di te e del tuo corpo e fanno cose che non faresti mai se ne fossi consapevole. Mentre però tutti puntano il dito contro il dolore, come emozione che ti cambia e ti trasforma, io non posso fare a meno che focalizzare la mia attenzione sulla rabbia.
La rabbia non è un comportamento umano che ti porta a fare cose negative senza pensarci. La rabbia è un demone che ognuno di noi ha dentro e che ogni tanto sbuca fuori prendendo il sopravvento. La rabbia è un fiammifero antivento che viene lanciato acceso in un oceano fatto di benzina. L'ira è un mostro nero e rosso che si adatta perfettamente alla tua pelle dall'interno, ti disattiva la mente e prende il controllo al posto tuo. La rabbia è quell'hacker che cambia la password al tuo modem, prendendo possesso della tua connessione internet lasciandoti chiuso fuori per un tempo determinato.
Il giorno in cui mi arrabbiai capitarono tre cose consecutive che andavano fuori dal mio controllo. Prenotai un pranzo da solo in un fantastico ristorante all'aperto e scoppiò un temporale improvviso e non previsto da nessuno. Organizzai una uscita con birra pomeridiana con una ragazza per cui avevo sempre avuto un debole, lei accettò ma poi mi diede buca. Rimasto a casa da solo per questi due imprevisti eventi, mi misi al computer a occuparmi dei miei affari nel deepweb, ma senza ragione si ruppero le viti della mia scrivania e tutto cadde al suolo quasi rompendosi e facendomi male al piede.
Il mio controllo non aveva potuto impedire nessuno di questi tre eventi e la rabbia prese il sopravvento su di me, eliminandomi dal mio corpo e agendo al posto mio per sfogarsi in maniera inaudita.
Per ognuna delle cose successa, feci qualcosa di rimando.
Hackerai i sistemi direzionali della metropolitana della mia città e provocai in un'ora tre deragliamenti e due incidenti, portando alla morte centinaia di persone.
Hackerai i sistemi di controllo radar dei due aereoporti della mia città e feci scontrare in volo quattro aereoplani, portando alla morte quasi cinquecento persone.
Hackerai i sistemi di reflusso e di controllo fognario della mia città e allagai circa dodici quartieri, provocando tristezza e dolore a migliaia di famiglie. Alcune palazzine addirittura crollarono per le infiltrazioni d'acqua.
Quando la rabbia svanì da me e io ripresi il controllo di ogni cosa, fui leggermente indignato, ma quello che avevo provocato mi rese quanto meno felice. Ringraziai il demone della mia ira, anche perché aveva fatto tutto in modo da non lasciare alcun tipo di traccia. Non avrei subito conseguenze per quell'azione, anche se qualche indagine sarebbe saltata fuori.
Sorrisi tra me e me e, quando fui libero, ritornai a controllare le azioni di Carmine.
Sono umano anch'io, sebbene in una versione migliore.
Abbiamo tutti però il demone della rabbia dentro di noi... ecco perché per me è semplice creare gli haters.

domenica 22 aprile 2018

#47 Haters: viola come la gelosia e i polmoni

Esistono dei tipi di persone sul web e sui social network a cui sembra mancare lo giusto posizionamento al centro dell'attenzione degli altri, il quale li porta automaticamente a dei comportamenti che per Carmine erano definitivamente inaccettabili.
Chiunque abbia Facebook, Twitter o Instagram può riconoscere questa tipologia di persone dal fatto che esse facciano continuamente riferimento alla gente che le circonda nominando la loro gelosia irreversibile. Foto su foto di questi maniaci dell'attenzione impestano i loro profili e le bacheche di chi lo conosce. Selfie, foto di cibo, escursioni, vacanze, relax, aperitivi. Qualsiasi cosa venga immortalato da questa gente finisce descritta da una frase che sottolinea il loro menefreghismo per il giudizio degli altri, ma allo stesso tempo schernisce la plausibile gelosia che gli altri in realtà non provano nei loro confronti. Qualcuno direbbe che si tratti di un'accentuata mania di protagonismo, ma per Carmine era solo feccia arrogante con una vita vuota. Una feccia presuntuosa che nessuno calcola ma che crede di essere calcolata soltanto perché i social network possono donare questa illusione.
Carmine si focalizzò su una sola foto per decidere di ucciderla atrocemente, una foto che la ritraeva in costume da bagno presso una località di mare con acqua cristallina e sabbia finemente pulita. La descrizione di questo scatto diceva: "la vostra gelosia è la forza che mi permette di andare avanti nella mia splendida vita. Mentre voi vi avvelenate essendo gelosi di me, io mi godo tutto il bello che la vita ha da donarmi".
Quella ragazza bionda e fisicamente non perfetta doveva morire anche solo per quella foto, sebbene ce ne fossero centinaia di questo genere.
La guardia della sicurezza hackerò il suo profilo Facebook e il suo computer, scoprendo il suo indirizzo e il posto in cui lavorava. Faceva l'estetista presso un centro che non era poi così distante da casa sua, quindi avrebbe potuto agire esattamente nello stesso modo in cui fece per il manager. Cercare però di flirtare con lei per superare le sue difese sarebbe stato molto più complesso rispetto alla prima vittima designata.
Carmine allora decise di prenotare una seduta di manicure e pedicure per il tardo pomeriggio. Portò con sé la sua ventiquattro ore, ma al suo interno non mise né cazzuola né seghetto.
Shakespeare una volta scrisse in una sua opera che il colore della gelosia è viola.Viola come la gelosia. Viola come quella possessione ossessiva e quella invidia di essere inferiori a qualcuno soltanto perché la sua vita è più felice.
Uno degli organi più viola del corpo umano sono i polmoni.
Fu questa associazione mentale che fece scegliere l'arma del delitto a Carmine. Difatti nella sua valigetta mise 6 spaventosi e appuntiti punteruoli da ghiaccio.

giovedì 19 aprile 2018

#46 Haters: foto di morte sui social network

Alla polizia fu segnalato da diverse persone che uno dei loro amici o conoscenti aveva pubblicato su facebook delle foto del proprio corpo morto. Decine e decine di fotografie in cui si vedeva il suo volto scarnificato e sorridente avevano tempestato le bacheche dei maggiori social network in circolazione. Si trattava di un ragazzo normale, un manager di un ristorante della zona, che all'improvviso senza alcuna ragione aveva pubblicato foto delle proprie mani raschiate, foto del proprio corpo mutilato ed infine una fotografia completa del tuo corpo completamente scuoiato e fatto a pezzi.
L'intervento delle autorità fu repentino e, quando irruppero nella casa dell'uomo in questione, trovarono il suo cadavere adagiato sul tavolo della cucina. A terra c'erano litri di sangue, resti come pelle, organi ed ossa e impronte di scarpe che sembravano appartenere all'uomo stesso. Il suo cellulare era stretto dalle sue dita scheletriche ed era completamente zuppo di liquidi corporei come sangue e bile. Le foto erano state scattate da quel telefono ed erano state direttamente pubblicate sugli account social della vittima.
Non c'erano impronte e non c'erano tracce di altro dna appartenente all'assassino, come se l'uomo avesse fatto tutto da sé, cosa ovviamente impossibile. Non c'erano piste e non c'erano moventi. Anche se riuscirono a ricostruire grossolanamente gli avvenimenti, per la polizia era impossibile risalire ad un probabile esecutore.
Quell'uomo era morto senza ragione e le foto del suo cadavere erano state condivise pubblicamente. L'assassino aveva utilizzato uno strumento rivestito da carta vetrata per ridurre quell'uomo in quella condizione e lo aveva fatto mentre lui era ancora sveglio e senziente. Doveva essere stata una sofferenza atroce.
C'era una cosa ulteriore però che la polizia non riusciva a spiegare, ovvero la mancanza dei due piedi dell'uomo, i quali parevano essere stati rimossi e tagliati tramite l'utilizzo di uno strumento seghettato, come un coltello da pane o un seghetto per il legno.
Perquisirono tutta la casa ma non trovarono né armi del delitto né i pezzi mancanti di quel corpo così straziato.
Il caso fu passato alla sezione investigativa, appoggiata ovviamente dalla sezione scientifica.
Io fui meravigliato dalla bellezza e dalla perfezione di questa esecuzione, ma quello che mi fece più ridere lo vidi attraverso la webcam del computer di Carmine.
Sì, perché quell'uomo aveva portato via con sé i due piedi che aveva reciso e, tramite la telecamera,  io vidi che li stava utilizzando per masturbarsi mentre vedeva il video del suo primo omicidio privo di necrofilia.
Avevo creato senza difficoltà un perfetto haters.

mercoledì 18 aprile 2018

#45 Haters: mani raschiate

La guardia della sicurezza chiamò il manager del ristorante la sera stessa, utilizzando però un cellulare usa e getta con un numero di telefono nuovo e non rintracciabile. Gli disse che conoscerlo era stata una esperienza bellissima e che mai nessuno nella vita aveva fatto colpo su di lui in maniera così diretta. Si era trattato di un vero e proprio colpo di fulmine, a cui la futura vittima rispose di essere stato attratto anche lui da quel cliente così carino, affabile e leggermente invadente.
Parlarono per un po' al telefono, come solo due persone che si piacciono possono fare all'inizio di una conoscenza. Poi la guardia di sicurezza aggiunse che se voleva potevano vedersi di nuovo alla fine del turno per una piccola passeggiata, magari semplicemente per ritornare a casa. Carmine disse che era con l'auto, ma avrebbe potuto parcheggiarla da qualche parte e andarla poi a riprendere dopo la cauta chiacchierata. Il manager acconsentì eccitato a questa richiesta e comunicò l'orario della fine del proprio turno. Dopo due ore infatti si videro a pochi metri di distanza dal ristorante, sorridendo entrambi dalla felicità di questo avvenimento.
Passeggiarono per un po', procedendo in direzione della casa della vittima. Carmine aveva ancora con sé la ventiquattrore contenente il seghetto e la cazzuola. Il manager gli chiese come mai non l'avesse posata in auto, ma la guardia di sicurezza rispose prontamente scherzando sul fatto che la sua mente gli giocava brutti scherzi. Era il tipo che si distrae subito e che dimentica facilmente le piccole cose, soprattutto in situazioni così speciali. La vittima stava per chiedere con imbarazzo quale fosse questa occasione speciale, ma Carmine lo interruppe baciandolo lungo la via. Fu un bacio intenso e romantico, scambiato da due persone che apparentemente si piacevano sul serio.
Si presero per mano e camminarono fino a casa del manager. Si salutarono con un piccolo bacio sulle labbra, ma, mentre la guardia di sicurezza si allontanava, l'uomo lo chiamò chiedendogli se non fosse troppo affrettato invitarlo a casa a bere un caffè o qualcosa di più forte. Carmine annuì con la testa abbozzando un piccolo sorriso e confermando che gli sarebbe piaciuto tantissimo e che se ne fregava se fosse affrettato o meno.
Varcò la soglia della casa del manager, tolse il proprio cappotto e lo seguì in cucina. L'uomo gli disse di accomodarsi, ma lui restò in piedi e allungò la mano sinistra in direzione della vittima. Lui si avvicinò convinto che fosse una carezza, ma quando quelle dita gli sfiorarono la guancia, l'altra mano sferrò un pugno micidiale all'altezza della bocca e del naso. Il colpo fu così violento che il labbro superiore si spaccò, un dente fu scardinato e il setto nasale si fratturò quasi cominciando ad espellere sangue.
Il manager perse conoscenza ovviamente e, quando si risvegliò, era legato al tavolo della cucina. Non poteva urlare perché era stato anche imbavagliato, ma sapeva che gli aveva fatto qualcosa alle mani, visto che provava un dolore atroce.
Per usare i social network e gli smartphone per condividere i proprio pensieri e le apparenze della propria vita, bisogna utilizzare le mani. Quindi Carmine, per punire quella feccia, gliele aveva raschiate fino all'osso utilizzando la cazzuola che aveva foderato con la carta vetrata.

lunedì 16 aprile 2018

#44 Haters: selfie insanguinati

Finora ho sempre detto e mostrato che in ogni caso ero io quello che proteggeva a distanza i miei haters, in modo tale da farli agire liberamente nei loro omicidi senza che venissero beccati. Spegnevo le telecamere dove passavano per andare a stroncare una vita o per sequestrare le proprie vittime, cancellavo i video in cui eventualmente venivano ripresi e sul web eliminavo ogni possibile traccia e collegamento che un comune poliziotto di rete avrebbe potuto trovare. Con Carmine però era diverso, ovviamente. Carmine era un hacker. Non al mio livello, ma era un hacker a conti fatti. 
Carmine eliminava da solo le proprie tracce e non agiva mai se non era sicuro delle proprie azioni e della propria incolumità. Difatti quando decise di uccidere quel ristoratore, dovetti monitorarlo in tempo reale e salvare i video per osservare le sue azioni, visto che poi da solo cancellò ogni cosa. Se non fosse chiaro ancora, questo significava che quell'uomo difficilmente sarebbe stato preso dalle autorità e voi tutti sapete che i miei haters non devono avere vita lunga. Difatti, sarei dovuto essere io quello che gli avrebbe impedito di celarsi, nel momento in cui avrei deciso che non mi fosse servito più. Per la prima volta, di lì a pochi giorni, sarei dovuto essere io colui che lo avrebbe fatto catturare. Ma non era ancora giunto quel momento, visto che avevamo appena cominciato.
Il superficiale e odioso manager di quel ristorante, considerato feccia dalla guardia di sicurezza, era palesemente gay. Carmine invece non faceva distinzione tra maschi e femmine quando doveva accoppiarsi, soprattutto se si trattava di cadaveri morti da tempo. Tuttavia in quell'occasione non era la necrofilia il suo obbiettivo, bensì l'omicidio, quindi flirtare un po' con quell'uomo avrebbe giovato non poco alla situazione.
Durante la cena Carmine non fece altro che fare questo, mentre nella borsa celava seghetto e cazzuola. Uno sguardo provocante, un sorriso, un occhiolino e qualche parola dolce scambiata tra un'ordinazione e l'altra. Prese confidenza con quell'uomo, tant'è che lo ringraziò per averlo conosciuto e per essere così gentile. Quell'uomo abboccò come solo un pesce insulso può abboccare ad un'esca palesemente finta.
Cosa richiedono e desiderano però le persone superficiali quando incontrano qualcuno che le offrono attenzioni? Cosa può mai volere una persona superficiale che incontra un'altra persona superficiale? La risposta è semplicissima ed è legata al poter essere superficiali insieme.
Carmine chiese il conto e il manager glielo portò.
"Grazie mille", disse la guardia di sicurezza prendendo il portafogli. "Posso però chiederti anche un'altra cosa, meno usuale di un conto?".
"Dimmi", rispose l'uomo speranzoso.
"Essendo stata una serata fantastica ed avendo mangiato benissimo, vorrei fare un selfie per poi condividerlo. Tu però sei stato molto gentile e vorrei includerti in tutto questo. Ti va se il selfie ce lo facciamo insieme? Magari poi potresti lasciarmi il tuo numero".
L'uomo fissò Carmine con occhi pieni di gioia e disse di sì ad entrambe le cose. In fondo era tutto quello che desiderava da quando quel cliente aveva cominciato a flirtare con lui.
E così si fecero il selfie insieme, un selfie normalissimo e sorridente. Anche perché quelli che seguirono quella notte che Carmine costrinse a scattare, non furono altro che selfie insanguinati.