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lunedì 14 gennaio 2019

#1 Sangue e cemento: scolpire

Quando doveva scolpire, il religioso silenzio era una delle condizioni imprescindibili in cui l'ambiente doveva trovarsi. Le sue lauree e le sue abilitazioni lo etichettavano sia come architetto che come ingegnere, mentre la sua esperienza manuale lo nominava come muratore esperto. Scolpire invece per lui era sempre stato un hobby, sebbene adesso, a causa del suo obbiettivo prioritario, fosse diventato un lavoro vero e proprio. Il silenzio dunque gli occorreva per molteplici ragioni, di cui la prima era il concentrarsi e procedere lentamente e la seconda invece era legata al riflettere e ricordare.
Dopo aver spappolato e tagliato a pezzi il corpo dell'uomo che aveva ucciso, riponendolo in quattro sacchetti neri della spazzatura da dover nascondere nel lago, era ritornato nella stanza di congiunzione tra la porta a sinistra e la porta a destra. Aveva issato il blocco di cemento color malva sul tavolo dove aveva rollato le proprie sigarette e, sempre senza maglia, si era posizionato sotto l'unica lampadina accesa pendente dal soffitto. Sul tavolo aveva riposto martelli dalle varie dimensioni, scalpelli, raspe e un segaccio, ma ad essi aveva accostato le ultime due sigarette al sangue. Una l'aveva fumata dopo le martellate, una dopo il fare a pezzi e una dopo l'imbustamento.
Fissò il cemento, lo accarezzò per assicurarsi della sua solidità, si portò una sigaretta alla bocca e l'accese. Prese i propri attrezzi e cominciò a lavorare la sua scultura.
L'uomo che aveva ucciso non era una persona malvagia e, nonostante la scelta di ucciderlo fosse classificabile quasi come una scelta casuale, in realtà un metro di giudizio per condannarlo a morte lo aveva usato.
La sua vittima era un pompiere, un uomo di coraggio, un uomo che salvava delle vite o che almeno ci provava quando un'emergenza incorreva. I pompieri sono impavidi, hanno fegato, sono il simbolo del coraggio anche quando una missione va a male e il fuoco divora chi doveva essere prelevato dalle fiamme. Non meritava assolutamente di essere seguito da un furgone, di essere tramortito con un bel colpo dietro alla nuca e di essere poi trascinato via senza che nessun occhio indiscreto lo notasse. Men meno si era in qualche modo guadagnato una fine simile, ovvero appeso a testa in giù su ganci da macello prima di essere sgozzato ancora vivo e cosciente. Ma allora perché lo aveva scelto ed eliminato atrocemente?
Ciccò la sigaretta nel posacenere a forma di fiore colorato, prima di rificcarsela in bocca, aspirare e continuare a scolpire. Stava procedendo bene il lavoro, l'omino maschile stava già prendendo forma e il suo volto e le sue spalle erano molto verosimili.
Il pompiere aveva preso parte allo spegnimento dell'incendio che anni prima aveva inghiottito casa sua. Aveva eseguito un lavoro impeccabile e aveva avuto un coraggio da vendere, tant'è che aveva tratto in salvo incolumi sia il suo cane che la sua gatta. Lui aveva pianto di gioia, quando quell'uomo glieli aveva riconsegnati spaventati tra le sue braccia. Per questo aveva scelto lui e per questo aveva prelevato il suo fegato per aggiungerlo come elemento chiave alla scultura che stava realizzando.
Se doveva realizzare una statuetta grossa una decina di centimetri e doveva renderla uguale a sé stesso, come un feticcio che identificasse la sua persona, era giusto che ammazzasse quel pompiere e prelevasse il suo coraggio. Così tutto sarebbe quadrato, no? Scolpendo il cemento con quel sangue e quel fegato, avrebbe potuto creare la forma migliore di sé stesso, ovvero l'uomo abile, coraggioso e impavido che era sempre stato.
Lui aveva sempre creduto che il mondo fosse composto da manifestazioni prive di senso, manifestazioni che però si rifanno a qualcosa che non esiste in questa realtà. Per questo l'umanità è così varia, perché si rifà a qualcosa di superiore che magari non è mai stata manifestata e che tra sé è tutta diversa. Se dunque quelle statuine dovevano essere simbolo di qualcos'altro, era necessario che si aggiungessero gli elementi in grado di specificarne l'identità sia fisica che spirituale.
Il cemento per l'umanità.
Il sangue per la spiritualità.
E il fegato per l'individualità.
Il trittico perfetto, la triade indissolubile: l'uomo, la realtà e l'aldilà.
La penultima sigaretta era stata spenta da un pezzo, quando finalmente completò la propria statuina. Non era convinto di quanto tempo fosse trascorso, ma si sentiva stanco e spossato come non gli accadeva da anni.
Si alzò in piedi e, posizionandosi perpendicolarmente sotto la lampadina, osservò la statuetta che rappresentava sé stesso.
Il colore era ancora a metà tra malva e vinaccia, ma la precisione con cui l'aveva realizzata era indiscutibile. Gli somigliava leggermente, ma il suo fisico e la sua pelata erano pressoché identiche, come anche il tatuaggio con scritto Tormento dietro al suo collo.
Poggiò il suo lavoro sul tavolo e raccolse le chiavi del furgone e della sua imbarcazione. Doveva far sparire i resti di quel corpo per sempre, ma prima si accese l'ultima e conclusiva sigaretta al sangue.

sabato 16 giugno 2018

#1 Kill Her: una setta ascetica

Le fiammelle traballanti delle candele rosse accese illuminavano un androne vuoto ricco di panche e di alcuni tappeti circolari. Un odore di chiuso si stanziava a ridosso delle pareti tinteggiate di beige, mescolandosi ad un ulteriore olezzo mefistofelico che proveniva dal cielo. Lungo il soffitto macchiato di muffa infatti, una fila di grosse croci di legno erano inchiodate orizzontalmente. Su di esse erano legati degli scheletri umani di diverso colore: alcuni biancastri, altri neri e ammuffiti, altri ancora sfoggiavano un giallo pallido e spento. Solo una croce conservava su di sé un corpo quanto meno fresco, ma anche quest'ultimo, posizionato grosso modo dove vi era l'entrata principale del luogo, era comunque in uno stadio di putrefazione avanzata. Era pressoché deceduto da quasi un anno circa.
La porta si spalancò, venendo anticipata da un brusio di voci sommesso, e dodici uomini entrarono all'interno dell'androne, posizionandosi giusto al centro e abbassando i propri sguardi al suolo.
Non indossavano tuniche, non indossavano cappucci, non portavano alcun cimelio religioso o alcuna reliquia. Eppure le parole che pronunciavano erano versetti in latino della bibbia, recitati a memoria. Stringevano le mani come quando si prega e gettavano i propri sguardi sottomessi verso il pavimento. Non erano preti però ed erano vestiti in modo del tutto casuale. Non avevano neanche un vangelo o un altro tipo di testo religioso e di certo non parevano intenzionati ad inginocchiarsi.
Dopo alcuni minuti, il silenzio prese il sopravvento e tutti rialzarono lo sguardo, puntandolo verso il mosaico di scheletri e croci che componeva il soffitto. Delle lacrime bagnarono alcuni dei volti ed uno di questi ruppe il cerchio formatosi, mettendosi al centro.
"Questa notte, amici miei, è cominciato finalmente il nostro piano. Questa notte, amici miei, i nostri dodici omicidi hanno riempito il vaso che da quasi un anno attendiamo di rovesciare e distruggere. Quello che ci è stato fatto deve essere ripagato e quello che deve essere ripagato va portato a compimento con rapidità. Dopo quasi 2000 anni, la nostra setta è stata affrontata e sbeffeggiata e noi non possiamo minimamente permettere che questo resti impunito. Dobbiamo inoltre riportare lo splendore e il vigore sulla nostra reputazione e sulla nostra supremazia, prima che il Secondo Millenario venga celebrato, altrimenti la discordia e il disonore faranno estinguere tutti noi. Perderemmo la dignità se non lo facessimo! Noi siamo esseri umani, siamo dei, siamo plasmatori del mondo e profeti della parola creatrice. In alto le nostre Armi di Distruzione, benediciamole prima del compimento del secondo passo!".
Ognuno degli uomini, dopo aver ascoltato le roche e carismatiche parole dell'uomo apparentemente leader, rimosse dalla cintola dei propri pantaloni un utensile casalingo. Qualcuno stringeva un martello, qualcun altro un forchettone per gli spaghetti e qualcun altro ancora una grattugia. Erano strumenti normali, acquistabili tranquillamente in qualsiasi supermercato o ferramenta. Vennero alzati al cielo stretti da entrambe le mani degli accoliti e, sotto la luce dei ceri, il sangue che li ricopriva tutti brillò lucido e focoso. Quelle erano le dodici armi contundenti dei delitti notturni.
"Abbiamo usato la nostra simbologia al meglio con le nostre potenti reliquie!", strillò improvvisamente il leader.
"Benediciamole!", risposero tutti in coro.
"Abbiamo lasciato i nostri significati, nascondendoli con quegli stupidi pentacoli e con quegli altri simboli privi di senso!".
"Benediciamoli!".
"Abbiamo suggerito una falsa pista a chi di dovere!".
"Benediciamola!".
"Abbiamo lasciato però inciso il nome di chi dovrà pagarla...", concluse sussurrando, ma venendo udito da tutti i presenti, i quali non fecero attendere la propria bofonchiata risposta.
"Selene... che tu sia maledetta...".
E il silenzio cadde di nuovo.

venerdì 15 giugno 2018

#0 Kill Her: i dodici inspiegabili omicidi

Selene parcheggiò la propria auto nel vialetto di casa come ogni sera quando ritornava dal dipartimento. Si sentiva stanca e spossata, ma finalmente era venerdì ed il suo turno di lavoro, protrattosi per due lunghissime ore in più, era già finito. L'indomani sarebbe stata libera, il sabato era sempre il suo giorno di riposo e di solito lo passava andando al parco o vedendosi con le amiche.
Per essere un detective capo di 40 anni e rotti della sezione investigativa, era comunque una donna che si teneva in forma e conservava il proprio corpo tonico grazie all'attività fisica e alla palestra, dove andava a sudare almeno 4 volte alla settimana. Se non si fosse sparsa la voce del suo essere single e del suo non avere figli o legami sentimentali, sarebbe potuta passare tranquillamente per una splendida ed affascinante madre di mezza età. Magari una di quelle su cui tanti adolescenti, ma anche tanti adulti, fantasticano in privato o in compagnia di amici stretti e pervertiti.
Tirò il freno a mano, richiuse la porta del garage alle proprie spalle e finalmente spense l'automobile, lasciandosi andare ad un lungo e meritato respiro di sollievo.
Era a casa, era sola e adesso avrebbe potuto rilassarsi. Per almeno 24 ore non ci sarebbero stati omicidi su cui investigare, scene del crimine insanguinate dove trovare indizi o ricostruire atti violenti, prigionieri o sospettati da interrogare e mettere sotto torchio e parenti da consolare in qualche modo. Sola, libera, leggera, rilassata, solo questi sarebbero stati gli stati d'animo di cui avrebbe dovuto prendersi cura e relativamente preoccuparsi. Non c'è cosa migliore infatti per l'essere umano di quella di non dover pensare a nulla e dover solamente mettere in atto il proprio godibile relax.
Entrò in casa dalla porta interna del proprio garage, chiamò e salutò la sua piccola gattina di nome Anya, mettendole anche dei buoni croccantini freschi, e poi fece una corsa diretta verso la doccia. L'acqua calda era per lei una droga tanto potente quanto lo erano delle buone coperte fresche e tiepide sotto cui addormentarsi dopo una giornata di lavoro.
Si lavò con calma ovviamente, facendosi un lunghissimo shampoo, depilandosi le gambe con il rasoio usa e getta e passando sulla propria pelle le varie creme corporee e creme viso che solitamente usava per idratarsi. Applicò anche una maschera facciale, prima di scendere al piano di sotto, difatti la sua gatta si spaventò quando le vide il viso verdognolo a causa dell'aloe vera. Scoppiò a ridere quando la vide correre via dalla sedia su cui si stava leccando, per fuggire a nascondersi sotto al divano.
Prese una delle bottiglie di birra che aveva nel frigo e mise nel microonde degli avanzi di pasta da riscaldare. Mettersi a cucinare qualcosa di fresco alle 10 di sera non sarebbe poi stata una buona idea, tanto valeva non buttare quel cibo che aveva già preparato il giorno prima.
Stappò la bottiglia con l'uso di una forchetta e fece un inebriante e fantastico sorso gelido. Il liquido giallo scese in gola come uno dei più fantastici nettari mai conosciuti, riscaldandola e raffreddandola allo stesso tempo. Si sedette sul divano e accese la televisione.
Cominciò a far scorrere i canali perché non aveva minimamente idea di cosa voler guardare, ma quella pigrizia e quella inerzia erano semplicemente le parti integranti del proprio modo di rilassarsi. Non doveva fare nulla e non doveva pensare a nulla. Punto e basta.
Poi però avvennero nello stesso momento due cose tremendamente collegate.
Lei si soffermò per un solo secondo su un notiziario notturno di una tv locale e il suo cerca-persone suonò con ingordigia e avidità.
Dodici cadaveri erano stati scoperti dalla polizia grazie a telefonate anonime e apparentemente tutti quanti erano morti durante lo stesso lasso di tempo.
Prese il cerca-persone già sapendo che quella serata sarebbe andata a farsi fottere, ma prima che potesse anche solo leggere il messaggio, il suo telefono di casa suonò. Era il suo collega e le chiedeva di ritornare subito in dipartimento.
"C'entrano i 12 omicidi che ho appena visto al notiziario?", domandò annoiata e incazzata.
"Sì, Selene".
"Io ho finito il mio turno e domani non devo lavorare, quindi perché mi stai chiamando? Convoca Charles!".
"Non è solo l'orario che accomuna queste morti", spiegò con voce roca il suo collega.
La donna con ancora i capelli umidi deglutì e non riuscì a chiedere di cos'altro si trattasse, prima che la persona all'altro lato del telefono glielo comunicasse direttamente.
"Sono stati uccisi tutti con un'arma contundente diversa, è stato disegnato un pentacolo con il loro sangue sulle mura dei vari soggiorni e sulla pelle dei loro polpacci è stato inciso il tuo nome...".
Il microonde fece risuonare la propria campanella per annunciare il piatto pronto e riscaldato. Peccato che quella sarebbe stata una pasta che mai avrebbe mangiato, esattamente come quei capelli umidi con cui si rigettò nella notte senza mai più asciugarli.